Introduzione alla propedeutica musicale

il colore della musica

Nel mondo umano il gioco è prerogativa di soggetti giovani tesi all’ esplorazione dell’ ambiente circostante e all’ apprendimento delle relative regole per comprenderlo ed integrarvisi. Il gioco per i bambini si presenta con modalità complesse, perché, oltre all’istinto, è implicata la VITA EMOTIVA a sua volta in connessione alla VITA INTELLETTIVA, ai processi di SOCIALIZZAZIONE e di EDUCAZIONE. Nel gioco ogni bambino si serve di oggetti reali che manipola, muove, ordina e regola in base alle sue esigenze interne, passando fluidamente dalla fantasia alla realtà che nel gioco consente al bambino di agire con assoluta libertà. Ciò gli permette di vivere ed elaborare situazioni emotive che altrimenti sarebbe costretto a subire passivamente accumulando energie che non potrebbe scaricare in alcun modo. Il bambino, infatti, adopera oggetti, cioè giocattoli, che trasforma in qualcos’ altro a seconda delle sue necessità (ad esempio una scatola diventa un lupo…) e diventano, pertanto, oggetti simbolo di altri non presenti, sui quali egli può scaricare ansie, paure, incertezze, forme aggressive, riferite a persone o cose dell’ ambiente.
Il bambino non ha ancora una strutturazione della realtà come quella dell’ adulto, non ha ancora stabilizzati i confini tra realtà interna e realtà esterna, per cui passa facilmente dal piano della realtà al piano della rappresentazione fantastica dove, manifestando desideri e tensioni, può ritrovare una maggiore sicurezza. In questo senso si comprende l’utilità degli “OGGETTI TRANSIZIONALI” (D.W.Winnicott-Studioso e Psicoanalista inglese, specializzato nelle ricerche relative alla psicologia infantile e alla integrazione del bambino nella società).
Gli “oggetti transizionali” sono, ad esempio, pupazzi, giocattoli, coperte, ecc… che i bambini portano sempre con sé perché, essendo oggetti simbolo, rappresentano il legame affettivo che unisce loro alle figure parentali: essi rappresentano il primo gioco sociale e costituiscono la prima esperienza tra realtà interna e realtà esterna.

J.Piaget (Psicologo e Pedagogista svizzero, studioso e ricercatore della psicologia dell’ età evolutiva) ha ipotizzato Tre stadi del gioco dei bambini:

1. Gioco PERCETTIVO-MOTORIO, che presuppone attività legate al piacere, al movimento e alla recezione sensoriale;
2. Gioco SIMBOLICO, dove gli oggetti sono considerati non solo per ciò che sono,ma anche per ciò che essi rappresentano e possono essere simboli, ovvero rappresentare ciò che non è presente.
Questo gli consente di evocare situazioni passate e di immaginare situazioni future in cui si esprimono i desideri de bambino
3. Gioco CON REGOLE, che si attua quando da individuale il gioco diventa di gruppo con ruoli distinti e complementari dove prevale l’ imitazione delle situazioni o delle attività adulte.

Il gioco è una delle situazioni privilegiate di comunicazione e di espressione che ci offre il bambino per poter accedere al suo mondo interiore.
È ormai riconosciuto ed assodato, nell’ambito della didattica e dell’insegnamento della musica in età prescolare, che ogni insegnante o genitore debba concentrare il proprio lavoro educativo non nell’indurre un sapere o una qualsivoglia conoscenza musicale, ma nel permettere al bambino di “scoprire”, esplorando con i propri mezzi, il mondo sonoro dentro e fuori di sé. Ciò che è importante sono le capacità di ascolto e comprensione dei fenomeni sonori.
Edwin E. Gordon, uno dei massimi esponenti del settore, lo definisce con il termine di AUDIATION.
“L’audiation è la capacità di sentire e comprendere, nella propria mente, musica che è, o non è più fisicamente presente. L’audiation rappresenta in musica ciò che il pensiero rappresenta nel linguaggio.”
In quest’età parliamo di Audiation preparatoria, ossia la capacità di sentire e pensare la musica durante il periodo delle vocalizzazioni sonore.
Il lavoro solitamente inizia con l’ascolto di elementi tonali elementari, cantati con sillabe molto semplici come “bam” o “pam” al fine di apprendere meglio quelli che sono gli intervalli di 2° di 3° (per intervallo si intende la distanza tra una nota musicale ed un’altra), aumentando la difficoltà gradualmente, con lo scopo di fornire sempre più elementi sonori e di tenere desta l’attenzione. Di solito, dopo il canto di presentazione, si passa alle canzoni senza parole. Queste vengono ripetute tre o quattro volte, con intervalli di silenzio al fine di favorire il processo di audiation e magari possono essere accompagnate da movimenti o da “andature” a tempo. I canti proposti variano sempre di tonalità, di modo e di tempo al fine di sviluppare una audiation completa.
Accanto agli esercizi melodici si possono proporre pattern ritmici sempre con le sillabe “ba” o “pa”, variandone l’intensità, velocità metro e ritmo.
Con questi semplici esercizi, si inizia a creare una sorta di “dialogo” musicale e, quindi, inizia l’interazione tra insegnante – bambino – suono. Le risposte, all’inizio casuali, non sono mai ricercate o indotte dagli insegnanti, poiché ciò a cui si mira è lo sviluppo dell’audiation. Arrivano da sé, quando il bambino sente l’esigenza di esprimersi.
Talvolta si possono cantare i brani associandoli a movimenti, danze spontanee o, nel caso di brani con parole, a “rappresentazioni mimiche”, al fine di sviluppare una buona respirazione e coordinazione motoria, indispensabili strumenti per una buona audiation.

Programma di Propedeutica musicale per l’infanzia 3-8 anni
Percezione:
• Esplorazione e percezione della propria immagine sonora;
• Individuazione dei ritmi del proprio corpo (respirazione, battiti del cuore, ecc.); Individuazione dei suoni producibili con il proprio corpo.
• Esplorazione e percezione dei suoni del proprio ambiente;
• Individuazione dei suoni udibili all’interno dell’aula (voci, oggetti vari, porte, ecc.);e dei suoni producibili dagli oggetti presenti nella propria aula (banchi, sedie termosifoni, ecc.).
• Esplorazione e percezione della propria voce e degli strumenti musicali;
• Esplorazione e percezione delle differenze tra voce cantata e voce parlata, differenziazione dei suoni prodotti dai vari strumenti, analisi dei materiali producenti il suono e loro classificazione in famiglie (legni, metalli, ecc.);
• Percezione delle caratteristiche del suono nel suo insieme;
• Esplorazione di tutte le caratteristiche principali dei suoni: contrasto suono/rumore e suono/silenzio, altezza, intensità, timbro, velocità.

Produzione:
• Per queste attività, vengono svolti insieme diversi esercizi e giochi propedeutici come ad esempio produrre un suono sino a quando l’insegnante cammina o viceversa; guidare il bambino nella propria esplorazione sino a migliorare l’esecuzione facendo attenzione se l’andatura è lenta o veloce, forte o piano ecc., per favorire la consapevolezza delle caratteristiche del suono.
• Un’attività importante è sicuramente quella del coro dove il bambino può imparare a relazionare la sua coscienza e la sua competenza delle proprie abilità sonore con gli altri bambini. Oltre ad utilizzare la voce, impara anche alcune danze per imparare a muoversi in armonia con la musica.
• Ultima ma non meno importante, iniziare a produrre suoni in forma organizzata (ritmo) in relazione ad elementi di notazione non convenzionale con i suoni del corpo o degli strumenti musicali.
Con la Propedeutica Musicale non si vuole insegnare uno strumento musicale anche perché questa pratica richiederebbe lezioni individuali molto impegnative e inoltre non tutti i bambini possono essere predisposti alla pratica strumentale: possono avere interesse musicale, ma non necessariamente strumentale.

Quindi si vogliono trasmettere al bambino tutte le altre sfaccettature della musica, con le quali in un secondo momento, si potrà anche decidere di intraprendere lo studio di uno strumento musicale. Quali sono queste sfaccettature?
Sviluppo del senso ritmico, Sviluppo dell’orecchio,
Sviluppo della vocalità e di una corretta respirazione, Sviluppo della capacità di ascolto, Sviluppo della creatività, Sviluppo della capacità di interpretazione, Sviluppo della capacità di movimento, Pratica strumentale (strumentini ritmico-didattici).
Tutte queste voci portano ad una voce più generale “Sviluppo dell’attenzione”, la cui utilità non è legata strettamente alla materia musicale, ma anche a tutte le altre discipline scolastiche (italiano, matematica, ecc.) Questi laboratori sono molto utili fin dai primi anni di età è molto importanti per conseguire il massimo beneficio in termini di sviluppo della capacità di attenzione.
Come si svolgono le lezioni di Propedeutica Musicale? Tenuto conto dell’età dei bambini e della loro capacità di attenzione su un singolo argomento, per stimolarne e aumentarne la motivazione, la programmazione dei vari incontri si articolerà sui blocchi tematici visti sopra.

BENEFICI RICAVATI DALLA MUSICA
Non è una novità che la musica abbia poteri benefici sull’individuo, bambino o adulto che sia.
In particolare agisce:
– sulla sfera emotiva, offrendo alla persona possibilità di gratificazione e soddisfazione personale e un mezzo di identificazione ed espressione di sè
– in ambito intellettivo, rafforzando l’autocontrollo, la memoria, l’attenzione e la consapevolezza della propria personalità e delle proprie potenzialità
– in ambito sociale, migliorando l’aggregazione, l’integrazione di gruppo, l’accettazione delle norme e l’assunzione di responsabilità.
Se pensiamo che l’orecchio è il primo organo ad essere totalmente funzionante già quando il feto ha solo 4 mesi e mezzo di vita intrauterina, forse possiamo azzardare l’ipotesi di essere “biologicamente programmati” per trarre beneficio dalla musica.
Infatti, lo sviluppo così precoce di quest’organo porta a pensare che una sorta di ascolto esista già nell’utero. Per questo motivo il punto di partenza della propedeutica musicale si basa sul saper ascoltare. Non mi riferisco al solo ascolto musicale ma anche all’ascolto del prossimo, all’ascolto del mondo che ci circonda e all’ascolto di noi stessi, non c’è comprensione, senza ascolto non c’è comunicazione, senza ascolto non c’è rispetto, senza ascolto non c’è apprendimento, senza ascolto non c’è empatia, senza ascolto non c’è crescita, senza ascolto non esiste sapere.
Le più grandi culture del passato tramandavano i loro saperi oralmente, coloro che sapevano ascoltare erano degli eletti.
Oggi saper ascoltare è purtroppo patrimonio di pochissimi.

Ovviamente, data l’età dei nostri “alunni” e nonostante la serietà dell’argomento, l’approccio alla musica è sempre molto giocoso e vario, in modo che i bambini possano acquisire competenze diverse divertendosi.

propedeutica musicale

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